Aridatece Nanni

In piazza, Antonio Di Pietro non dimentica nessun pezzo forte del repertorio. Dal programma di governo che coincide con “quello della P2” alla “emergenza democratica”, dal “regime” alla “dittatura dolce” che “non violenta né usa olio di ricino, ma procede con leggi ad personam”.
9 LUG 08
Ultimo aggiornamento: 22:59 | 11 AGO 20
Immagine di Aridatece Nanni
Roma. In piazza, Antonio Di Pietro non dimentica nessun pezzo forte del repertorio. Dal programma di governo che coincide con “quello della P2” alla “emergenza democratica”, dal “regime” alla “dittatura dolce” che “non violenta né usa olio di ricino, ma procede con leggi ad personam”. Finita la nuova stagione del dialogo e delle riforme condivise, seppellito tra infinite polemiche l’asse del CaW (Cav. + W.) sul modello maggioritario a vocazione bipartitica, Walter Veltroni aveva già chiarito la nuova linea del Pd in un’intervista alla Stampa. “L’ostacolo al dialogo è Berlusconi” e i suoi attacchi alla magistratatura, ma “un’opposizione che dice ‘magnaccia’, che solletica l’indignazione ma non fa politica, è un regalo a Berlusconi. Noi siamo diversi: e questa differenza si deve vedere”. Costretto a un’imprevista guerra su due fronti, insomma, il Pd sembra attestarsi su una linea a metà tra l’antiberlusconismo parlamentare e l’antagonismo responsabile. Prima con l’annunciata raccolta di firme contro il governo che mette in pericolo la democrazia, quindi con la battaglia parlamentare su legge blocca processi e lodo Alfano, cui sono seguite ieri le contestazioni al presidente della Camera (da cui si dissocia subito Pierferdinando Casini, che definisce “ineccepibile” il comportamento di Gianfranco Fini). La differenza “si deve vedere”, dice Veltroni.
E la prima occasione per sottolineare la differenza la offrono le parole di Beppe Grillo riportate dalla Stampa a proposito di “Morfeo Napolitano”, che “adesso che è nella banda dei quattro magari è un po’ più attento”. Sin dal primo mattino, sulle agenzie piovono dichiarazioni indignate di tutti i principali dirigenti del Pd. E se all’inizio della manifestazione gli organizzatori tentano di parare il colpo sollecitando un applauso al presidente della Repubblica, poco più tardi gli attacchi di Marco Travaglio (“Fino ad ora il Quirinale ha firmato tutto, compresa l’aggravante razziale. Speriamo che la smetta”) e Beppe Grillo (“Ve lo immaginate Pertini firmare una legge che lo rendeva immune dalla giustizia?”) ne raccolgono di assai più calorosi. L’uno e l’altro, comunque, ne hanno anche per Veltroni. “Topo Gigio – dice il comico – è il più grande alleato dello psiconano”.
Per molti versi è un film già visto, quello che ieri è andato in onda a Roma, in piazza Navona. La piazza da cui venne, nel 2002, il celebre “grido” di Nanni Moretti, allora rivolto contro Francesco Rutelli, Piero Fassino e Massimo D’Alema. Quello che diceva: “Con questi dirigenti non vinceremo mai”. Una piazza carica dunque di funesti presagi, per qualsiasi dirigente della sinistra. “Io non credo che si possa fare un parallelo con i girotondi del 2002”, dice Walter Verini, quando manca poco meno di un’ora alla manifestazione. Il parlamentare del Pd più vicino a Veltroni, già capo della sua segreteria in Campidoglio, allontana dal vertice del partito lo spettro della contestazione: “Allora la protesta s’innestava su un centrosinistra privo di strategia, senza un progetto né una leadership, che non sapeva dove andare… mentre adesso un grande progetto e una nuova leadership c’è”.
Forse, però, la vera differenza è che allora a parlare sul palco c’era Nanni Moretti, mentre adesso c’è Beppe Grillo. Allora gli attacchi erano per i dirigenti del centrosinistra. E per quanto brutali, erano pur sempre contestazioni politiche. Quei girotondi si presentavano come la sinistra perbene, indignata dalle scelte e dallo stile di Silvio Berlusconi e di un’opposizione giudicata incapace di difendere adeguatamente le istituzioni e il buon nome del paese. Quella di ieri ne è apparsa una caricatura degenerata, in un crescendo di ingiurie che peraltro lascia proprio ai vituperati berlusconiani il ruolo di difensori della democrazia e dei massimi vertici istituzionali della Repubblica. Tra gli insulti a Napolitano e quelli a Veltroni, non è mancato nemmeno un pensiero per il papa, da parte di Sabina Guzzanti (“Tra venti anni Ratzinger sarà morto e sarà all’inferno, tormentato da diavoloni frocioni attivissimi”). Arrivato al fondo di una simile escalation, mentre in molti lasciano la piazza per protesta, Di Pietro si dissocia dagli attacchi al Quirinale, al Papa e al Pd.
“Come avevamo previsto – dichiara Veltroni – la manifestazione è stata più contro il Quirinale e il Pd che contro Berlusconi”. Nel frattempo, Grillo fa sapere di avere annullato la sua “Gita su Roma” prevista per il 25 luglio: la questura ha proibito il corteo davanti alle sedi dei partiti (“metastasi della democrazia”, secondo il comico) e al Parlamento. Inutile dire che tra le sedi delle “metastasi”, nella mappa da settimane in bella mostra sul blog di Grillo, c’era pure quella del Pd.